Le farmacie rurali siciliane svolgono da sempre un ruolo essenziale nei piccoli comuni montani, nei borghi dell’interno e nelle aree agricole dell’Isola, spesso lontane dai centri urbani dotati di pronto soccorso, strutture sanitarie attrezzate e farmacie ospedaliere o dell’Asp. In questi territori, difficili da raggiungere e poco popolati, la farmacia rappresenta spesso l’unico presidio sanitario stabile. Oggi molte di queste realtà hanno scelto di cogliere l’opportunità offerta dal Pnrr per trasformarsi in centri avanzati di servizi sanitari territoriali. Grazie a investimenti in innovazione digitale, telemedicina e gestione dei pazienti cronici, le farmacie rurali stanno diventando veri punti di riferimento per la continuità delle cure, il controllo dell’aderenza terapeutica e la prevenzione. Sono già 108 le farmacie rurali siciliane sotto i 5mila abitanti ammesse ai contributi Pnrr, 23 delle quali in provincia di Palermo. I progetti riguardano il potenziamento tecnologico, i servizi di prossimità, la formazione del personale e la creazione di spazi dedicati a screening e analisi. Dopo il boom di domande del 2025, il termine per presentare nuovi progetti è stato prorogato al 27 febbraio 2026. «In Sicilia le farmacie rurali sono spesso l’unica presenza sanitaria istituzionale – sottolinea Roberto Tobia, consigliere nazionale di Federfarma, nella foto – e, come presidi territoriali, diventano avamposti fondamentali del Servizio sanitario nazionale, capaci di garantire cure, prevenzione e interventi salvavita nelle emergenze»





