Mineo: i ragazzi” della III^D si ritrovano dopo quarant'anni

Al Circolo Capuana la presentazione di “The Poetry of Nino Bellia” diventa un’emozionante serata di memoria e affetti

A cura di Redazione
18 maggio 2026 18:59
Mineo: i ragazzi” della III^D si ritrovano dopo quarant'anni -
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Di SALVO STUTO

Ci sono momenti in cui, come per magia, il tempo più che fermarsi sembra tornare indietro. Lo fa con le memorie e le poesie di una classe e dei loro professori, come le pagine di un vecchio quaderno ritrovato in un cassetto. È successo sabato 16 maggio, a Mineo, tra le mura del Circolo di Cultura Luigi Capuana, quando una serata di poesie siciliane si è trasformata in un abbraccio lungo quarant'anni. Parliamo della presentazione di The Poetry of Nino Bellia, una raccolta di poesie bilingue in dialetto siciliano del professore Nino Bellia, tradotte in inglese da Gaetano Cipolla, studioso di fama internazionale e voce instancabile della cultura siciliana nel mondo. A dialogare con l'autore, attraverso i versi e i ricordi d’infanzia con sensibilità e partecipazione pascoliana, è stata Maria Bellino, che ha saputo restituire ai presenti (circa un centinaio di persone) il respiro intimo di quel fanciullino che è in ognuno di noi e la radice popolare, di una poesia nata dalla terra, dalla fatica, dall'amore per un mondo che rischia di essere dimenticato. Dai leggii si sono affacciati gli alunni della Terza D della scuola media “Ducezio”, classe (è il caso di dirlo) 1986/87. I ragazzi di allora sono tornati insieme, dopo quarant'anni, con qualche ruga in più e i propri figli accanto: non per una cerimonia o una ricorrenza ufficiale, ma per la poesia. Per ritrovarsi attorno alla parola, come forse avevano imparato a fare proprio tra quei banchi, sotto la guida di professori che per molti di loro sono stati molto più che insegnanti. Due generazioni diverse unite dai versi con i genitori che rileggevano se stessi attraverso la voce dei propri figli. I professori di un tempo seduti davanti a loro, non per interrogarli questa volta, con quella luce negli occhi di chi chi sa di aver seminato qualcosa di buono e adesso vede i frutti. Circa un centinaio le persone presenti: la sala del Circolo Capuana luogo deputato alla cultura menenina, per il quale si ringrazia il presidente Giovanni Distefano e il segretario Marco Terranova per la disponibilità, era piena di visi noti e di abbracci ritrovati, di qualcuno che si è seduto accanto a chi non aveva più visto da decenni scoprendo che, in fondo, non era cambiato poi così tanto. O forse sì, ma nel modo giusto. La serata è rientrata nel programma nazionale Il Maggio dei Libri 2026, l'iniziativa promossa dal Centro per il Libro e la Lettura e dal Ministero della Cultura, a cui Mineo ha partecipato ancora una volta. In un’epoca in cui i libri faticano a competere con l’uso compulsivo ed ossessivo di cellulari, tablet ecc. e i dialetti si spengono a poco a poco rischiando di ritrovarsi in un limbo in cui non si parla più né italiano ma nemmeno siciliano, vedere una sala gremita in cui la gente ascolta poesie in siciliano è già di per sé una risposta. Nino Bellia scrive della gente che ha incontrato e che lo ha segnato lungo il suo percorso di vita, della Mineo in cui si è trovato quando ha avuto la cattedra, di un mondo contadino e mediterraneo che ha la tenacia delle radici e la fragilità dei fiori di campo ma anche di guerra e di Palestina. Cipolla lo restituisce al mondo in quella che è una lingua universale senza tradirne però l’essenza. E la Terza D del 1986/87, quei “ragazzi” ormai adulti con i loro figli per mano sono la dimostrazione che la poesia non invecchia. E le parole, soprattutto quelle belle, non muoiono mai. Come la memoria. Come l'affetto.

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