Pasqua a Ramacca tra fede e identità: rinasce la tradizione
Oltre 70 portatori a spalla, i canti dei lamenti e l’atteso incontro in piazza: la comunità si stringe attorno ai riti della Settimana Santa
Dalla forza dei portatori ai lamenti popolari, fino all’atteso incontro pasquale in Piazza Umberto: la città rinnova uno dei patrimoni più profondi della propria storia. A Ramacca la Settimana Santa e la Pasqua non sono soltanto una celebrazione religiosa. Sono memoria viva, appartenenza, radice profonda di un popolo che da generazioni riconosce in questi riti uno dei momenti più alti della propria identità collettiva. È una tradizione che si perde nel tempo, custodita da documenti storici, racconti tramandati oralmente e soprattutto dalla partecipazione popolare che, anno dopo anno, continua a renderla viva e autentica. La città si prepara a vivere l’edizione 2026 dei riti della Settimana Santa e della Pasqua, un percorso spirituale e comunitario che accompagna Ramacca attraverso giorni di intensa devozione, raccoglimento e forte partecipazione emotiva. Ciò che rende unica questa celebrazione è il suo carattere profondamente popolare. I simulacri, simboli centrali delle celebrazioni, vengono portati rigorosamente a spalla. Non esistono mezzi di supporto, non vi è alcun ausilio meccanico: tutto si regge sulla forza fisica e sulla dedizione dei portatori. Braccia, spalle, sacrificio, passione e fede diventano gli strumenti attraverso cui la città rinnova la propria tradizione. Per anni questa eredità ha rischiato di affievolirsi, attraversando un momento storico delicato, segnato dalla difficoltà nel reperire volontari, fedeli e portatori. Ma proprio da quella fase complessa è nata una straordinaria rinascita. Oggi il Comitato dei Portatori e la Commissione dei Festeggiamenti, guidata dal presidente Antonio Di Liberto, rappresentano una realtà solida, dinamica e fortemente radicata nel tessuto cittadino. Il gruppo conta oltre settanta portatori, con la presenza di tutte le fasce d’età, dai più piccoli ai più anziani, segno tangibile di un passaggio generazionale riuscito e di una comunità che ha scelto di proteggere il proprio patrimonio. «La Pasqua di Ramacca è il cuore pulsante della nostra comunità. Vedere giovani, famiglie, bambini e portatori uniti attorno a questa tradizione ci riempie di orgoglio. Non custodiamo soltanto un rito, ma la nostra storia, la nostra identità e la nostra appartenenza», dichiara il presidente Antonio Di Liberto. Accanto al valore popolare si colloca la profondissima dimensione spirituale. Il parroco della Chiesa San Giuseppe, don Giovanni Di Martino, sottolinea il significato religioso di questo cammino: «La Settimana Santa è il momento in cui la nostra comunità riscopre il senso più autentico della fede. Non è soltanto memoria della Passione di Cristo, ma esperienza viva di condivisione, sacrificio e speranza. In questi giorni Ramacca si raccoglie come una grande famiglia attorno al mistero pasquale». Un ruolo prezioso è affidato ai cantori, figure storiche della tradizione ramacchese. Si tratta di uomini di grande esperienza, oggi in età avanzata, autentici custodi della memoria collettiva e della lingua dialettale antica del paese. Attraverso i celebri lamenti, canti popolari rigorosamente in dialetto ramacchese, danno voce al dolore dell’Addolorata durante il Mercoledì, il Giovedì e il Venerdì Santo. Questi canti non rappresentano soltanto una forma di devozione, ma un patrimonio linguistico e culturale di straordinario valore. Il programma 2026, presentato ufficialmente dalla Commissione, coinvolgerà l’intera città con i momenti più significativi della tradizione. Si parte con il Mercoledì Santo, caratterizzato dalla processione e dai primi riti esterni. Grande intensità spirituale accompagnerà il Giovedì Santo sera, con l’adorazione comunitaria, la veglia e i lamenti popolari. Il momento più atteso e simbolicamente più forte resta il Venerdì Santo, con la suggestiva e storica “a scisa a Cruci”, autentico patrimonio identitario della città di Ramacca. Un rito di straordinaria forza emotiva, che richiama fedeli, visitatori e numerosi concittadini residenti fuori sede o all’estero, i quali scelgono di rientrare in paese proprio per vivere questi momenti. Il culmine della celebrazione arriva la Domenica di Pasqua, con il tradizionale incontro di mezzogiorno in Piazza Umberto tra il Cristo Risorto e la Vergine Maria, evento tra i più apprezzati e suggestivi dell’intero territorio. La giornata proseguirà con la processione serale, il rientro dei simulacri presso la Parrocchia San Giuseppe e il tradizionale sorteggio finale della lotteria 2026. Ai riti prendono parte la Confraternita del Sacro Cuore, il Corpo Bandistico Musicale diretto dal maestro Bruno Castronuovo, le comunità ecclesiali cittadine, i gruppi neocatecumenali e le rappresentanze delle parrocchie San Giuseppe e Matrice. Negli ultimi anni la tradizione ha saputo rinnovarsi, integrando spettacoli di videomapping, giochi di luce, fiaccolate e nuove forme di valorizzazione artistica, sempre nel pieno rispetto del rito. Fondamentale il sostegno del Comune di Ramacca, presente in maniera attiva all’organizzazione. «La Pasqua di Ramacca rappresenta uno dei patrimoni più importanti della nostra città. È tradizione, identità, turismo religioso e senso di comunità. Come amministrazione siamo orgogliosi di sostenere un evento che racconta la nostra storia e la nostra anima», afferma il sindaco Rosario Gravina. Da sette anni, inoltre, i principali appuntamenti vengono seguiti in diretta streaming grazie al lavoro della Virtual Real Television, official media della Settimana Santa e Pasqua Ramacchese, con la regia di Riccardo Limoli, permettendo ai tanti ramacchesi residenti fuori città e all’estero di vivere i riti in tempo reale. Una tradizione che non appartiene soltanto al passato, ma continua a costruire il presente e il futuro della città.
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