domenica, Agosto 31, 2025
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Palagonia, ieri il decennale dell’uccisione dei coniugi Solano-Mercedes. La figlia: «La fede mi ha sorretta»

Intervista di Agrippino Castania
   Il 30 agosto del 2015 la coppia di coniugi Vincenzo Solano e Ibanez Pomerol Mercedes sono stati uccisi nella loro villetta a Palagonia, in provincia di Catania. Un omicidio che ha lasciato un terribile ricordo nella storia della cronaca nera italiana.
   I Solano erano una coppia dalla generosità immensa, persone che entravano subito nel cuore della gente. La figlia Rosa Solano li ricorda in questa intervista, a dieci anni da quel brutto giorno. Tutti noi abbiamo ancora nel cuore i coniugi Solano.
   – Signora Solano, il 30 agosto c’è stato l’anniversario della scomparsa dei suoi genitori, uccisi 10 anni fa. Che ricordo ha di loro?
   «A distanza di 10 anni rimane il ricordo dei momenti trascorsi con loro. Ogniqualvolta vengono citati in base alle situazioni che si vivono. Ricordo le battute, i consigli, l’agire… Ricordi che ti emozionano e ti stringono forte il cuore».
   – Nel giorno dell’anniversario si è tenuto a Palagonia un incontro commemorativo in Piazza Vincenzo Solano e Ibanez Pomerol Mercedes. Presente anche il Sindaco Salvo Astuti. Cosa ha provato nel cuore in quel momento?
   «Nel giorno del decimo anniversario, alla presenza del Sindaco Astuti, del comandante della stazione dei Carabinieri di Palagonia, Catalano, l’emozione è stata forte: emozione nel raccontare la telefonata ricevuta quella mattina intrinseca di dolore e l’emozione nel raccontare l’excursus di questi 10 anni tra processi, burocrazia e sopravvivenza ad una tragedia che ci ha stravolto la vita. Un ringraziamento doveroso ai partecipanti, all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine».
   – La tragica morte dei suoi cari ha lasciato il segno. Le Istituzioni cosa dovrebbero fare affinché tutto questo non si ripeta più?
   «Ogni volta ripeto la famosa frase di Anna Frank che ho fatto incidere anche sul marmo sotto l’intitolazione della Piazza in loro ricordo. Le istituzioni devono fare di più sul fronte sicurezza perché purtroppo nulla è cambiato, anzi, è peggiorato a livello territoriale e nazionale».
   – Palagonia si è sempre stretta, come città, attorno a lei e alla sua famiglia. Cosa vuole dire ai suoi concittadini?
   «I cittadini di Palagonia ci sono stati vicini sin dal giorno della tragedia e sono stati presenti anche in questo momento di commemorazione. Ho sottolineato che ciascuno di noi deve/ dovrebbe avere un comportamento rispettoso ed un senso civico perché la vita è un dono prezioso. Purtroppo per molti non è così e noi ne abbiamo subito le conseguenze. Ho ricordato il mio impegno sociale con l’associazione Unione nazionale vittime, la sensibilizzazione presso le scuole, i convegni, la mostra dei quadri raffiguranti le tragedie di reati efferati tra cui quella dei miei genitori affinché i ragazzi/bambini capiscano sin da piccoli l’importanza della vita e del vivere in società col rispetto reciproco».
   – La fede in Dio allevia il dolore che ha per la morte dei suoi genitori?
   «La fede è stata, ed è fondamentale. Sono una credente e questo mi continua a dare la forza per andare avanti. Non mi stancherò mai di dire che quella mattina, la soldatessa che ha fermato il reo davanti all’ingresso del Cara di Mineo é stata illuminata da qualcuno dal cielo».

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