venerdì, Gennaio 27, 2023
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Caltagirone, donato al Comune lo studio di Silvio Milazzo, artefice del “milazzismo” alla Regione Siciliana

Le figlie del compianto Silvio Milazzo, Mariella e Silvia e la nipote Silvia Stassi (figlia della scomparsa Lisetta), in occasione del 40° anniversario della morte dell’ex presidente della Regione siciliana, hanno donato al Comune di Caltagirone la scrivania, la sedia e un mobile della libreria appartenuti al politico, un altro dei figli illustri di Caltagirone. La donazione è stata suggellata da un incontro svoltosi al municipio, nell’ufficio del primo cittadino.

L’assessore ai Beni culturali Claudio Lo Monaco ha informato che “essi hanno trovato opportuna allocazione al primo piano di Palazzo Libertini di San Marco”. Il sindaco Fabio Roccuzzo ha rilevato come la figura di Silvio Milazzo costituisca “un significativo patrimonio della nostra città, che intendiamo valorizzare già nel 2023 anche attraverso un convegno che ne ricordi e approfondisca il pensiero e l’esperienza politica”. “La donazione alla città dello studio che, per lui, costituiva una <piazza> in cui, a qualsiasi ora del giorno, incontrava svariate persone, è stata per noi naturale – hanno spiegato le figlie e la nipote -, perché esso rappresenta Caltagirone e una gran parte di calatini”. Il pronipote Massimo Porta ha ringraziato le figlie e la nipote dell’ex presidente della Regione per avergli donato l’intero archivio di Silvio Milazzo che, in collaborazione con la Società calatina di storia patria e cultura (rappresentata, nel corso dell’incontro in municipio, dal presidente Alfio Caruso), sarà inventariato e messo a disposizione degli studiosi interessati.

Silvio Milazzo, dopo avere ricoperto vari incarichi all’interno della Cassa San Giacomo ed essere stato segretario provinciale della Dc catanese, fu deputato regionale dal 1947 al 1962 e più volte assessore. Nell’ottobre 1958 fu eletto presidente della Regione quale espressione di un grande arco parlamentare comprendente Uscs, Psdi, Pli, Pri, Msi, Psi e Pci, con cui scalzò la Dc dal potere, rendendosi così artefice di un’inedita operazione politica su scala regionale, definita “milazzismo”, che riverberò i suoi effetti anche sulla politica nazionale

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