Mineo, Scuole senza mensa a novembre: la spiegazione dell'assessore
Tariffe ferme ma servizio in ritardo per via del dissesto. Intanto l'assessore Cardello difende la scelta politica e la giunta.
Quando si dice, una questione di punti di vista. Siamo al 3 di novembre, la scuola è partita da settimane ma la mensa ancora no. Ma per l’assessore al ramo, Giorgia Cardello (nella foto), nessun dramma: “Se guardiamo le tempistiche dell'anno scorso, non è poi tanto un ritardo, perché è solo di qualche settimana”. “La scelta - aggiunge - era giocare con una coperta che era sempre quella, quindi o aumentavamo il servizio per tutte le famiglie e facevamo iniziare la mensa a ottobre, oppure la facevamo iniziare a novembre e fino a maggio, ma con le tariffe invariate. Siccome non volevamo gravare sulle tasche di nessuno non abbiamo aumentato la mensa, per questo però il prezzo da pagare, tra virgolette, era un piccolo ritardo perché non potevamo, giustamente, coprire con le nostre risorse, quel mese in più”. Di una data però, al momento, nemmeno l’ombra. E alla domanda su quando partirà la mensa visto che siamo già a Novembre la risposta è: “non mi sento di dirti una data perché si deve completare la procedura di gara e, siccome può essere anche che non vada a buon fine, non mi sento di dire A se poi sarà B”. Ma la ragione è nelle carte: la manifestazione di interesse si è chiusa il 20 ottobre, poi è stata aperta la gara sul portale e, come conferma l’assessore Cardello, “ancora non si è chiusa”. Ma c'è di più, infatti l’assessore aggiunge: “può essere anche che non vada a buon fine”. Ma poi sempre lei sembra ritornare sui suoi passi affermando: “Quello che ci auguriamo è che c'è stata una partecipazione, pertanto si chiuderà la gara e inizierà la mensa”. Una speranza a cui aggrapparsi dunque sembra esserci. Il dissesto, a sentire lei, sembra essere la causa di tutti i mali. Il Comune, spiega, “è entrato in dissesto” e le risorse “sono cristallizzate, almeno fin quando siamo in dissesto”. Dunque, inizialmente, nelle intenzioni la mensa doveva partire a ottobre: “il nostro indirizzo politico era quello di far partire la mensa a ottobre”. Ma chi fa i conti senza l’oste li fa due volte: “l'ufficio ha detto che noi non avevamo disponibilità per coprire da ottobre a maggio”. Per la cronaca, la delibera sulle tariffe porta la data del 9 ottobre e l'avviso per gli operatori scadeva il 20: difficile comunque far partire a ottobre un servizio che a metà mese non aveva ancora nemmeno chi lo gestisse. Così la giunta ha dovuto fare una scelta, “giocare con una coperta che era sempre quella” e che tirando da una parte avrebbe scoperto l’altra: da una parte aumentare le tariffe e partire prima, dall'altra partire a novembre e lasciarle come erano. Ha vinto la seconda. Salvo ammettere, subito dopo, che “avremmo potuto aumentarlo tranquillamente, probabilmente per alcuni non sarebbe stato un problema”. Ma i genitori sono stati interpellati? Domanda diretta, risposta altrettanto: “non abbiamo parlato di questa cosa con le famiglie, perché è stata una scelta politica che abbiamo voluto intraprendere come amministrazione”. E la riunione con le famiglie, perché non farla in estate, visto che il dissesto risale a maggio? Perché “non potevamo fare una riunione prima perché non sapevamo neanche quando avremmo completato l'iter per le domande dei bambini per la mensa” spiega l'assessore Cardello, sottolineando che queste ultime sono state pubblicate ad agosto. Il tutto, rivendica, avendo ereditato a maggio “il fardello” dei servizi a domanda individuale. L’assessore forse però dimentica un piccolo dettaglio: che chi l’ha preceduta era sempre della stessa amministrazione, per giunta in quota Fratelli d’Italia. La conclusione comunque è tutta politica: “per noi politicamente è stata la scelta giusta”. E il costo? Un “piccolo ritardo” cioè “il prezzo da pagare”. Quando poi la conversazione esce dai binari della mensa, per esempio sul piano di zona approvato il 20 ottobre, l'assessore Cardello frena: “ma questo è fuori dal discorso della mensa”. Così alla fine chiediamo all’assessore di rispondere a un’ultima domanda, su uno dei capitoli che ha fatto più rumore in paese: l’uscita del sindaco Mistretta da Fratelli d'Italia e il silenzio da parte di consiglieri e assessori del gruppo in quota a FdI. Al “seguirai il primo cittadino o lascerai il partito?” la prima reazione è un rifiuto: “non è una domanda di riferimento ma personale e politica”. Dopo l’insistenza a rispondere alla domanda, l'assessore parla e come. Sulla scelta del sindaco ammette: “è stata una scelta motivata e che ha avuto delle basi, secondo me, abbastanza solide”, “non è stata proprio una scelta scellerata”, “sono pienamente d’accordo con quello che lui ha fatto”. Non è chiaro allora perché lei sia ancora dentro Fratelli d’Italia se d’accordo con le scelte del primo cittadino. Cardello aggiunge che “il mio sindaco resta il mio sindaco” e di avere “piena fiducia” in lui. Quanto a Fratelli d’Italia dice: “non ho dichiarato di essere uscita da nessun partito”, poi precisa: “io al momento non ho dichiarato di essere uscita da nessun partito”.
Quel “al momento”, per ora, resta lì.
Alla fine rimane un’unica certezza, come dichiara lo stesso assessore: “sono una persona di destra e lo rimango, quello a prescindere da tutto”. E chi sa che magari vari partiti - da Futuro Nazionale passando per la Lega fino a Grande Sicilia - la accolgano a braccia aperte. E la mensa? Si vedrà. Si attende.