RAIA su agricoltura, caro carburante e presidio agricoltori
Concetta Raia su agricoltura, caro carburante e il presidio che in questo momento si tiene a Caltagirone da parte dei produttori agricoli
CALTAGIRONE. Riceviamo e pubblichiamo da Concetta Raia, già Deputato regionale siciliano, una personale riflessione sull’agricoltura, il caro carburante e la manifestazione che in questo momento si tiene a Caltagirone da parte dei produttori agricoli:
Quello che sta accadendo a Caltagirone deve far riflettere. Non è soltanto una protesta: è il grido di una categoria produttiva che non riesce più a sostenere il costo del gasolio, dei carburanti, dell’energia e, più in generale, di tutto ciò che serve per lavorare.
E questa crisi non riguarda soltanto le imprese. Riguarda tutti noi.
Riguarda le famiglie, che ogni giorno devono fare i conti con bollette sempre più pesanti, con il caro carburanti, con il caro vita e con costi sanitari sempre più difficili da sostenere. Sempre più spesso farmaci e prestazioni sanitarie vengono pagati direttamente dalle famiglie, incidendo pesantemente sui bilanci.
Ma come si fa? Come si può resistere con costi così elevati e salari che non riescono a tenere il passo con l’aumento del costo della vita?
E perché i salari non aumentano in proporzione all’aumento dei prezzi?
Perché, mentre una famiglia vede crescere continuamente le proprie spese, chi fa impresa vede spesso diminuire gli incassi. E quando le famiglie non possono più spendere, si ferma tutto: i negozi vendono meno, le aziende producono meno, gli artigiani lavorano meno e le attività fanno sempre più fatica a sopravvivere.
È un circolo vizioso che rischia di impoverire contemporaneamente famiglie, lavoratori e imprese.
E intanto l’agricoltore deve pagare sempre di più per il gasolio, i concimi, le sementi e l’energia, mentre il prezzo riconosciuto per alcuni prodotti, come il grano, è talmente basso da rendere sempre più difficile persino decidere se valga la pena continuare a coltivare.
Qualche passo in questa direzione è stato fatto, ed è giusto riconoscerlo. Ma non basta.
Servono scelte strutturali, sia da parte del Governo nazionale sia da parte della Regione.
I 30 milioni di euro stanziati dalla Regione per il caro carburanti — 10 milioni per l’agricoltura e l’agromeccanica, 5 milioni per la pesca e 15 milioni per gli autotrasportatori — rappresentano un primo passo. Ma diciamolo chiaramente: non sono sufficienti di fronte a una crisi di queste dimensioni.
Servono risposte serie, strutturate e concrete per fermare questa corsa al rialzo che sta mettendo in difficoltà l’intero sistema economico.
E la politica siciliana, a partire dai deputati della maggioranza, dovrebbe smetterla di pensare a contributi distribuiti come mance e mancette ai territori di riferimento e dovrebbe, invece, concentrarsi sulla soluzione delle emergenze che ogni giorno vivono i siciliani.
Basta con l’irresponsabilità di chi governa.
C’è una Sicilia che soffre, che ha bisogno di una politica vicina, attenta e capace di risolvere i problemi. Una politica, aggiungo, che abbia un alto senso della responsabilità e della moralità.
E invece assistiamo, indignati, a ciò che continua purtroppo ad accadere dentro il Palazzo.
La crisi sociale ed economica della nostra regione ha raggiunto livelli insostenibili. Le emergenze sono tante e, di fronte a questa situazione, sembra che le priorità dei siciliani non interessino abbastanza a chi ha il compito di governare.
Dietro ogni trattore, ogni camion, ogni barca, ogni negozio e ogni laboratorio c’è una persona che ha investito, una famiglia che vive di quel lavoro e anni di sacrifici.
Far chiudere queste attività per mancanza di risposte adeguate significa perdere lavoro, produzione e futuro.
Agli agricoltori, ai pescatori, agli autotrasportatori, ai commercianti, agli artigiani e a tutti gli imprenditori che oggi protestano va la mia solidarietà.
Ma la solidarietà, da sola, non basta.
Servono risposte.
Servono risorse adeguate.
Servono interventi strutturali.
E serve una politica che torni a considerare il lavoro, la produzione e il benessere delle famiglie una priorità.
Perché non è possibile chiedere a chi produce di continuare a lavorare in perdita e alle famiglie di continuare, ogni giorno, a stringere la cinghia.
Ma come si può resistere così?
Questa è la domanda alla quale la politica deve dare una risposta!
Ora! Adesso!
Perché dietro i numeri ci sono persone! Ci sono famiglie! Ci sono lavoratori! Ci sono imprenditori! Ci sono anziani che vivono con pensioni troppo basse!
E tutti chiedono una cosa semplice: poter vivere dignitosamente del proprio lavoro e delle proprie pensioni.
Concetta Raia, già Deputato regionale