Salmonella nei pomodorini: attenzione anche nel territorio vicino del Calatino
Richiamato per Salmonella un lotto di pomodorini prodotto a Gela. Il caso interessa da vicino il Calatino, ma nessuna azienda locale risulta coinvolta.
Un lotto di pomodorini ciliegino prodotto a Gela è stato oggetto di richiamo per la presenza di Salmonella. Una vicenda che interessa da vicino anche il territorio del Calatino, non perché al momento risultino coinvolte aziende dell’area, ma per la prossimità geografica con uno dei principali comprensori orticoli della Sicilia sud-orientale e per la rilevanza che il comparto agroalimentare riveste nell’economia del territorio.
A riportare il caso è Roberto La Pira, direttore de “Il Fatto Alimentare”, in un articolo pubblicato il 3 ottobre dedicato ai recenti episodi di salmonellosi associati al consumo di pomodori freschi in diverse regioni italiane.
Secondo quanto riferito dalla testata, il Ministero della Salute ha disposto il richiamo di un lotto di pomodorini ciliegino G&V Ortaggi prodotto a Gela, in provincia di Caltanissetta, a seguito della rilevazione di Salmonella spp. Il provvedimento riguarderebbe il lotto 210, commercializzato in colli da circa 6,5 chilogrammi.
Nello stesso periodo, la Regione Puglia ha chiesto di sospendere il consumo di pomodori crudi nelle mense di nidi, scuole, strutture ospedaliere, case di cura e residenze per anziani, sostituendoli con verdure cotte. Alla base della decisione vi sarebbe l’aumento dei casi di Salmonella Strathcona ST2559 e l’individuazione, nell’ambito delle indagini epidemiologiche, di un possibile collegamento con il consumo di pomodoro fresco, in particolare ciliegino crudo.
L’articolo de “Il Fatto Alimentare” riferisce inoltre che le analisi avrebbero rilevato Salmonella in un lotto di pomodori proveniente dalla provincia di Caltanissetta. Non è tuttavia chiarito se si tratti dello stesso lotto prodotto a Gela successivamente oggetto del richiamo ministeriale.
La vicenda assume interesse anche per il territorio del Calatino per la relativa vicinanza geografica con l’area di Gela e, più in generale, per il peso che le produzioni agricole e orticole rivestono nell’economia della Sicilia sud-orientale. Allo stato attuale, tuttavia, nell’articolo de “Il Fatto Alimentare” e nelle informazioni citate non emergono elementi che consentano di collegare il richiamo a produttori o aziende del Calatino.
Il ceppo sotto osservazione, denominato Salmonella Strathcona ST2559, non rappresenta un fenomeno nuovo. Come ricostruisce Roberto La Pira, era stato già associato a un focolaio europeo nel 2011 e negli ultimi anni è stato oggetto di indagini da parte delle autorità sanitarie europee. ECDC ed EFSA avevano censito, fino al settembre 2025, 437 casi confermati in 17 Paesi europei, di cui 123 in Italia.
Particolarmente rilevante per la Sicilia è il tema dell’acqua utilizzata in agricoltura. L’articolo riferisce che nel gennaio 2025 il ceppo sarebbe stato individuato nell’acqua di irrigazione di un pozzo presso un produttore siciliano. Proprio per questo le autorità sanitarie europee avevano indicato la necessità di approfondire i controlli nella fase precedente alla raccolta e, in particolare, sulla qualità delle acque irrigue.
Si tratta di una questione sensibile anche per l’agricoltura siciliana e per territori come quello compreso tra Gela e il Calatino, dove la disponibilità, la provenienza e la qualità dell’acqua rappresentano da tempo uno dei temi centrali per il settore agricolo. Il singolo richiamo, tuttavia, non può essere automaticamente esteso alla generalità delle produzioni orticole siciliane.
Sul fronte sanitario, la contaminazione da Salmonella dei prodotti ortofrutticoli può derivare da diversi fattori, tra cui acqua di irrigazione, terreno, fertilizzanti organici o contatto con animali. Il semplice lavaggio, secondo gli esperti citati da “Il Fatto Alimentare”, riduce il rischio legato alla contaminazione superficiale ma non sempre può eliminarlo completamente.
Per i consumatori restano pertanto valide le normali precauzioni: lavare accuratamente gli ortaggi sotto acqua corrente, mantenere puliti superfici, coltelli e utensili, scegliere prodotti integri e conservarli correttamente. In presenza di un prodotto appartenente a un lotto ufficialmente richiamato, l’indicazione rimane invece quella di non consumarlo e di restituirlo al punto vendita.
La vicenda merita particolare attenzione anche da parte del territorio calatino, soprattutto per la vicinanza con l’area gelese e per l’importanza economica della filiera agroalimentare. Sarà necessario verificare eventuali ulteriori comunicazioni delle autorità sanitarie per comprendere l’effettiva estensione del fenomeno e accertare se emergano nuovi elementi relativi alla provenienza, alla distribuzione e alla commercializzazione dei prodotti interessati.
Fonte: informazioni tratte e rielaborate dall’articolo “Salmonella nei pomodorini siciliani: stop nelle mense scolastiche pugliesi. Focolai in Lombardia, Lazio e Friuli”, di Roberto La Pira, pubblicato su Il Fatto Alimentare il 3 ottobre 2026.