Sicilia, caro energia: il piano di Confindustria per il Sud
Il sistema del prezzo zonale rischia effetti distorsivi. Bivona propone il disaccoppiamento dal gas e l'esenzione dall'ETS per il trasporto
«Il tema dell'energia in Sicilia è troppo complesso per essere affrontato un pezzo alla volta». Così Diego Bivona, presidente di Confindustria Sicilia (nella foto), presenta la strategia della task force associativa per superare il paradosso dell'Isola: nonostante una produzione rinnovabile massiccia (circa 3 GW fotovoltaici e 2,8 GW eolici), che spesso eccede il fabbisogno locale, imprese e famiglie pagano bollette ancorate ai prezzi medi nazionali. Il problema risiede nel meccanismo di "marginal pricing", che lega il costo dell'energia all'impianto più oneroso, solitamente a gas, caricando il prezzo finale con gli oneri ETS sulle emissioni. Confindustria avverte che l'introduzione del prezzo zonale, pur necessaria, rischia effetti distorsivi se non accompagnata da misure strutturali. La proposta punta a disaccoppiare il costo locale dal gas tramite contratti PPA a prezzo fisso ed estendendo l'Energy Release. A ciò si aggiunge l'allarme per l'ETS marittimo, che ha raddoppiato i costi di trasporto merci, gravando pesantemente sulla filiera isolana. Confindustria Sicilia chiede quindi di stabilizzare le quote ETS attraverso un corridoio di prezzo e di escludere gli operatori finanziari puri dalle aste. È necessario inoltre congelare i benchmark, mantenere le quote gratuite fino alla piena operatività dei meccanismi di frontiera e correggere le asimmetrie nelle compensazioni tra Italia, Germania e Francia. Infine, l'associazione sollecita l'esenzione delle isole dall'ETS marittimo e il reinvestimento dei proventi delle aste nei territori industriali del Mezzogiorno, trasformando così l'abbondanza energetica siciliana in un volano di competitività.
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