Meta e news: la Corte UE obbliga i colossi a pagare i giornali
I giudici confermano il diritto d'autore: trattative in buona fede e compensi equi per tutelare la proprietà intellettuale e il pluralismo
Si chiude con un punto fermo la battaglia legale tra Meta e le autorità italiane. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha respinto il ricorso del colosso di Mark Zuckerberg, che riteneva le norme italiane sul diritto d'autore incompatibili con la libertà d'impresa. Secondo Meta, l'obbligo di pagare gli editori per la condivisione delle notizie su Facebook e Instagram limitava eccessivamente l’autonomia aziendale. I giudici europei, però, hanno ribaltato questa visione: pagare chi produce informazione è un dovere compatibile con le leggi comunitarie, poiché rappresenta il giusto corrispettivo per l'uso online del lavoro altrui. La sentenza stabilisce tre pilastri fondamentali. Trattative trasparenti: Meta è obbligata a negoziare "in buona fede" e a fornire i dati necessari per calcolare il compenso (come i click e le visualizzazioni). Libertà per gli editori: Le testate giornalistiche restano libere di decidere se farsi pagare, concedere i contenuti gratis per visibilità o negarli. Pluralismo garantito: Proteggere il guadagno degli editori significa tutelare la proprietà intellettuale e, soprattutto, garantire la sopravvivenza di un'informazione libera e varia. In breve: la libertà di fare impresa non può schiacciare il valore del giornalismo. Per l'Europa, un'informazione sana ha un prezzo che i giganti del web devono onorare.
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