Catania. Giovedì 21 si presenta il libro di Francesco Lepore
Catania. Giovedì 21, alle 17.30, si presenta il libro "Bellezza antica e sempre nuova" di Francesco Lepore (aula magna Rettorato, piazza Università)
CATANIA. Giovedì 21, alle ore 17.30, nell'aula magna del Rettorato, in piazza Università, sarà presentato il libro "Bellezza antica e sempre nuova" di Francesco Lepore. Coordina i lavori Giacomo Rota in qualità di Presidente dell'associazione GRANòRA (nella foto a dx) e dopo i saluti del prof. Enrico Foti (Rettore UNICT), interverranno: l'on. Valentina Chinnici, il sen. Antonio Nicita, ed i professori Sara Gentile, Dario Stazzone ed Orazio Licandro. L'autore Francesco Lepore si occuperà infine di concludere, parlando del suo libro sul quale Giacomo Rota spiega: <<Parlare oggi del latino significa parlare dell’Europa. Non dell’Europa burocratica e tecnocratica, smarrita dentro le logiche finanziarie o gli egoismi nazionali, ma dell’Europa come civiltà, come destino comune, come comunità spirituale e culturale. È questo uno dei grandi meriti del libro Bellezza antica e sempre nuova di Francesco Lepore: ricordarci che il latino non appartiene al passato, ma continua a vivere come radice profonda della nostra identità europea. Il latino - aggiunge Rota - è stato per secoli la lingua della filosofia, del diritto, della scienza, della teologia, della diplomazia e della cultura. È il grande filo invisibile che ha tenuto unita l’Europa ben prima della nascita degli Stati moderni. Da Lisbona a Cracovia, da Roma a Parigi, generazioni di uomini e donne hanno pensato, scritto e dialogato in latino. In esso si sono formati i concetti stessi di cittadinanza, giustizia, dignità della persona e bene comune. Per questo il latino non può essere considerato soltanto una disciplina scolastica o un patrimonio archeologico: esso rappresenta uno dei cementi fondanti della civiltà europea. Nelle scuole italiane il latino va insegnato meglio e, soprattutto, va attualizzato. Bisogna far vivere ai giovani studenti la trasformazione storica della lingua latina: dal latino classico a quello medievale, fino al latino moderno. Occorre mostrare alle ragazze e ai ragazzi, che saranno le cittadine e i cittadini di domani, la forza straordinaria di una lingua nata millenni fa, attraversata dai secoli e ancora oggi viva nella comunità internazionale di studiosi, ricercatori e appassionati che continuano a studiarla e approfondirla. Agli studenti italiani - sottolinea Giacomo rota - andrebbe insegnato che il latino è “la piccola lingua”, come la definiva Leopardi e come Francesco Lepore magistralmente ricorda nel suo libro: una lingua capace di accomunare, nella diversità, tutte le lingue europee. Il latino non cancella le differenze; al contrario, le collega, le armonizza, le rende parte di una comune eredità culturale. Il libro di Lepore ci invita dunque a una riscoperta non nostalgica ma viva del mondo classico. La “bellezza antica” di cui egli parla è “sempre nuova” proprio perché custodisce valori universali che continuano a interrogare il presente. In un tempo segnato dalla frammentazione culturale, dalla crisi delle identità e dall’individualismo esasperato, il latino può ancora insegnarci il senso della misura, della razionalità, della memoria storica e della fraternità civile. E qui il discorso si allarga inevitabilmente all’idea stessa di Europa. La costruzione europea non può ridursi a un mercato comune o a una semplice unione monetaria. Senza una coscienza storica condivisa, nessuna comunità politica può davvero sopravvivere. L’Europa nasce infatti dall’incontro di tre grandi matrici: il pensiero greco, il diritto romano e il cristianesimo. Il latino è stato il linguaggio capace di armonizzare queste tre anime, trasformandole in una civiltà comune. Ma l’Europa moderna è anche figlia della Rivoluzione francese, che ha consegnato al continente idee decisive come libertà, uguaglianza e fraternità. Sono principi che hanno segnato la nascita della cittadinanza moderna e dell’idea di popolo sovrano. Tuttavia, quelle idee rischiano oggi di svuotarsi se vengono separate dalle radici culturali e spirituali dell’Europa. La libertà senza responsabilità diventa individualismo; l’uguaglianza senza identità comune si trasforma in omologazione; la fraternità senza memoria storica perde il suo significato umano e politico. Per questo - prosegue Rota - il recupero del latino non è un esercizio elitario, ma un atto profondamente democratico e civile. Ritrovare il latino significa ritrovare un linguaggio comune della memoria europea. Significa ricostruire il legame tra i cittadini europei non soltanto sul piano economico, ma su quello culturale e ideale. In questo senso, il latino può ancora svolgere una funzione simbolica fondamentale: ricordare agli europei che essi appartengono a una storia condivisa e a una stessa civiltà. L’Europa del futuro dovrà essere prima di tutto un’Europa dei cittadini, non delle sole istituzioni. Un’Europa capace di riscoprire i valori della fratellanza, dell’eguaglianza e della dignità umana, ma anche consapevole delle proprie radici storiche. Senza memoria non esiste futuro; senza cultura non esiste politica duratura. Ecco allora il significato più profondo del libro di Francesco Lepore: non semplicemente celebrare il fascino del latino, ma mostrare come quella lingua continui a custodire una visione dell’uomo e della società. Una visione nella quale l’Europa può ancora riconoscersi, se avrà il coraggio di tornare alle proprie sorgenti spirituali e culturali. In un mondo sempre più globale e disorientato - conclude Giacomo Rota, Presidente Associazione Granóra - il latino resta dunque non la lingua del passato, ma la voce lunga della civiltà europea. Una voce antica e, proprio per questo, ancora necessaria>>.
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