Mineo: il sindaco Giuseppe Mistretta annuncia il dissesto

Debiti di oltre 15 milioni di euro, una tragedia dimenticata, sentenze, e un sistema che scarica sui cittadini il prezzo di anni di negligenza

A cura di Redazione
17 marzo 2026 17:25
Mineo: il sindaco Giuseppe Mistretta annuncia il dissesto -
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Il sindaco Giuseppe Mistretta si presenta davanti alla sua comunità con la voce mesta di chi porta brutte notizie: “Questo messaggio è uno di quei messaggi che non avrei mai voluto dare alla città”, poi annuncia che il Comune di Mineo è in dissesto finanziario, il che equivale a dire aliquote al massimo, tariffe al massimo. Con la dichiarazione di dissesto infatti scatta l'automatismo che nessuno ama nominare e che sembra esser passato in sordina: IMU al massimo, addizionale IRPEF allo 0,8%. Per cinque anni. Senza possibilità di deroga. L'art. 251 del TUEL infatti non ammette gradualità né sconti. Il dissesto scatta e le aliquote salgono. Automaticamente. La delibera di giunta n. 14 di venerdì 13 marzo 2026 è un documento che non lascia spazio ad interpretazioni: attesta che il Comune non è in grado di onorare un passivo quantificato alla data odierna in 15.668.600,64 euro — una cifra che per un piccolo comune siciliano equivale a più di un anno di entrate ordinarie. La storia di come si è arrivati a questo punto è però tutt'altro che lineare. Tutto ha inizio nel dicembre 2025, quando il consiglio comunale approva il rendiconto di gestione 2024 e si trova davanti a un risultato di amministrazione negativo per 12 milioni di euro. Di questi, quasi 7,4 milioni sono accantonamenti per contenzioso passivo — conto di cause legali legate a fatti del passato. La Corte dei Conti aveva già imposto di quantificare questi rischi: l'ente li ha iscritti in bilancio e così quest’ultimo è crollato. Nonostante ciò sembrava esserci una via d'uscita: un piano di riequilibrio finanziario pluriennale, un accordo di rientro per pagare i debiti della durata di vent'anni. L’amministrazione, in particolare l’assessorato al Bilancio e Patrimonio Contenzioso, ci ha lavorato con il supporto della società specializzata Centro Studi Area Sud, elaborando azioni di risanamento — tagli alla spesa, incremento dei tributi, royalties da impianti eolici, riduzione del personale — capaci di generare 14,9 milioni di euro in vent'anni. Il piano sembrava funzionare, i conti quadravano. Fino al 21 gennaio. In quella data, il Tribunale di Caltagirone deposita la sentenza n. 47: il Comune di Mineo deve pagare circa 1,2 milioni di euro. È la prima sentenza relativa alla strage del depuratore comunale in cui nel 2008 persero la vita sei operai. Un contenzioso, quello del depuratore che però non era un segreto custodito in qualche cassetto sigillato. Aleggiava, come ha ammesso lo stesso Mistretta, “come una spada di Damocle” sulla testa dell'ente. Una spada visibile, nota, quantificata almeno in parte. Le domande che i cittadini hanno tutto il diritto di porre sono semplici: in questi anni, quella spada è stata affrontata con tutta l'urgenza che meritava? Sono stati cercati accordi stragiudiziali? Sono state costituite riserve adeguate? Una tragedia umana, un effetto farfalla dove le cause risalgono a gestioni passate ma che hanno generato effetti grandi che continuano a farsi sentire ancora oggi. Nonostante il disavanzo continui a salire, l’amministrazione ricalcola tutto e aggiorna il piano di riequilibrio: la copertura sembra reggere ancora. Così viene fissata la data del 3 marzo per l’adozione ufficiale in giunta. Quel giorno, proprio quando il piano di riequilibrio stava per essere deliberato ecco che arriva la seconda ordinanza dal Tribunale di Caltagirone, la n. 140: un altro 1.173.309,54 euro di risarcimento, e oltre 23mila euro di spese legali. Ma questa volta c’è di più: la ditta di spurgo del depuratore — uno dei condannati — viene dichiarata insolvibile dal giudice e il suo debito finisce per ricadere sul Comune di Mineo. Una sentenza, quest’ultima, “particolarmente pesante, sia nella quantificazione del danno sia per il fatto che la ditta di spurgo è stata ritenuta dal giudice assolutamente insolvibile”. Basta leggere la delibera per capire come dopo quella sentenza, il piano di riequilibrio si sia sgretolato. Al 3 marzo il totale degli accantonamenti per debiti fuori bilancio, fondo rischi contenzioso e passività potenziali era salito a 10.709.029,77 euro. Il 13 marzo — dieci giorni dopo — era già a 11.725.931,40 euro, con un incremento di oltre un milione di euro, perché il responsabile del servizio contenzioso ha dovuto aggiornare al rialzo le percentuali di rischio soccombenza su tutti i giudizi pendenti connessi alla stessa vicenda del depuratore. Il risultato di amministrazione da pre-consuntivo 2025 viene rideterminato in meno 15.668.600,64 euro. Le azioni di risanamento programmate — che garantivano circa 15 milioni in vent'anni — non bastano più a coprire la massa passiva. Tradotto in parole più semplici: il piano di riequilibrio non è più sostenibile. L’unica via percorribile rimane il dissesto. Il paradosso di questa vicenda è che Mineo ha chiuso in equilibrio assoluto di bilancio nel 2025. Persino la Corte dei Conti lo aveva affermato: “È un ente solvibile, che non ha difficoltà di cassa”. Eppure, oggi, va in dissesto. Il meccanismo che porta Mineo al dissesto è quello tipico dei piccoli comuni travolti da contenziosi storici: il depuratore che ha causato la morte di sei operai risale a gestioni precedenti. Il Consorzio Calatino Terra d'Accoglienza, che gestiva il centro di accoglienza più grande d’Europa, il CARA di Mineo — smantellato nel 2019 — ha lasciato in eredità ai nove comuni del consorzio, nel frattempo andato in liquidazione, un contenzioso stimato di oltre un milione di euro solo per la quota che riguarda la città di Mineo. Ma a pagare, oggi, è la comunità menenina. Con la dichiarazione di dissesto ai sensi dell’art. 244 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), si apre una procedura complessa. L’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL) — nominato dal prefetto — prenderà in carico la massa passiva storica e inizierà a trattare con i creditori. Coloro che hanno un credito certificato da sentenza potranno presentare domanda di ammissione al passivo, con la prospettiva di vedersi riconosciuto circa il 40 o 50% del dovuto. Nel frattempo, il Comune continuerà a funzionare. Il dissesto non è la morte di un comune, dal momento che vige il principio per cui un ente pubblico, a differenza di un privato, non può fallire. C’è però una ferita che i numeri non riescono a misurare. La tragedia del depuratore, infatti, non è solo una voce nel registro dei contenziosi. È una storia di morte, di famiglie distrutte, di un paese che ha già pagato in passato e oggi si trova a pagare di nuovo. Quasi a volersi scrollare un peso di dosso, Mistretta ha dichiarato: “Sono convinto che supereremo anche questa difficoltà”. È la storia di un piccolo comune del Sud Italia che crolla sotto il suo stesso peso: un impianto con gravi carenze strutturali e di gestione, una ditta dichiarata insolvibile, un centro accoglienza che ha lasciato strascichi, randagismo e un tribunale puntuale. Per questo essere virtuosi adesso è necessario. Non è sufficiente a chiudere il discorso. In Italia, dal 1989 a oggi, sono più di 700 i comuni che hanno dichiarato il dissesto. E quello di Mineo si aggiunge a questa lunga e triste lista. La delibera di giunta n. 14 del 13 marzo è stata dichiarata immediatamente eseguibile. Adesso il provvedimento passerà al Consiglio comunale che dovrà votarlo, probabilmente il 23 marzo, per gli atti conseguenziali previsti dalla legge.

Salvo Stuto

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