Crisi agricoltura: l’allarme di Concetta Raia sui bandi

Danni per 500 milioni dopo il ciclone Harry e rischio abbandono: chiesta la revisione dei bandi per non escludere le piccole aziende siciliane

A cura di Redazione
26 febbraio 2026 17:43
Crisi agricoltura: l’allarme di Concetta Raia sui bandi -
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I problemi dell’agricoltura sembrano non finire mai. (Concetta Raia , già deputato regionale Pd). Se da un lato il ciclone Harry ha provocato un disastro nelle campagne e nelle aziende, mettendo in ginocchio l’economia del nostro territorio, dall'altro siamo ancora in attesa che venga dichiarato lo stato di calamità nel settore agricolo, passaggio fondamentale per garantire i giusti ristori alle aziende e la riconferma delle giornate ai braccianti rimasti senza lavoro. L’Assessorato regionale all’Agricoltura chiede giustamente di effettuare le segnalazioni per quantificare i danni, che sono enormi: solo nella Provincia di Catania si superano i 100 milioni di euro, mentre in Sicilia si stimano oltre 500 milioni di euro. Cifre impressionanti, che devono essere reperite con urgenza per aiutare concretamente i produttori agricoli e agrumicoli, evitando il crollo definitivo di un comparto già duramente colpito prima dalla siccità del 2024 e della primavera 2025 e dalle successive avversità meteoriche. I produttori sanno bene che la segnalazione non equivale alla domanda di ristoro. Sanno anche che senza perizie asseverate – che hanno un costo importante – non possono presentare istanza agli uffici competenti. Eppure AGEA dispone di rilievi satellitari in grado di individuare con precisione fogli, particelle, produzioni e strutture danneggiate. Forse si potevano evitare ulteriori passaggi burocratici e accelerare la dichiarazione dello stato di calamità attraverso un accordo tra enti. Ma il rischio più grave oggi è l’abbandono delle campagne. Alcune associazioni di produttori hanno chiesto l’annullamento o la revoca del Bando SRD01 (D.D.G. n. 458/2026 del 03/02/2026) nella parte in cui fissa la soglia minima di spesa ammissibile a 250.000 euro, in evidente contrasto con la soglia minima regionale prevista dal CSR, pari a 20.000 euro. Hanno inoltre chiesto la rettifica urgente dell’articolo 3 del bando e la sospensione o riapertura dei termini per garantire parità di trattamento. Perché questa soglia minima di 250 mila euro rischia di provocare l’abbandono delle terre? Perché la superficie media delle aziende siciliane è compresa tra i 10 e i 15 ettari, talvolta anche destinati a pascolo. Fissare un importo minimo così elevato significa di fatto escludere le aziende medio-piccole, che non hanno la forza economica per sostenere anticipazioni così importanti né per reggere l’impatto finanziario, anche considerando l’IVA al 22%. La programmazione regionale dovrebbe essere calibrata sulle reali esigenze del territorio. Se in Sicilia la media aziendale fosse stata di 70 o 100 ettari, un bando del genere sarebbe coerente. Ma così non è. Molte aziende agricole, che hanno fatto della resilienza il loro motto, rischiano di arrendersi. L’abbandono delle terre nelle aree interne significa desertificazione produttiva, economica e climatica. Significa perdere ricchezza paesaggistica, identità rurale e sviluppo. Quello che ieri era un vanto per la nostra regione oggi rischia di scomparire definitivamente. Nell’interesse precipuo dei siciliani che producono, che qui lavorano, che non vogliono chiudere battenti e non vogliono abbandonare le loro terre, è giusto che la politica, il Governo regionale e l’Assessore all’Agricoltura intervengano con urgenza per correggere queste misure e dare speranza concreta a chi ogni giorno lavora la terra e chiede soltanto di poter continuare a farlo.

Salvo Cona

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