Libero Grassi, 35 anni dopo: il no al pizzo secondo Confimprese
Giovanni Felice: "Servono tutele immediate per gli imprenditori che denunciano. La lotta al racket richiede un fronte comune e coeso"
“Nel 1991 scrisse una lettera aperta al suo ‘caro estortore’, pagando con la vita la sua scelta di legalità. Domani sarà il 35° anniversario di quel vile gesto”. Con queste parole il presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice, apre la sua riflessione per le commemorazioni di Libero Grassi, l'imprenditore ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto al pizzo. Un gesto di straordinario coraggio che, ricorda Felice, all'epoca lasciò l'uomo isolato anche a causa dell'ostilità di molte associazioni imprenditoriali. Oggi, nonostante i progressi e le reti di sostegno antiracket, il numero delle denunce resta ancora troppo basso. Il motivo non è la mancanza di coraggio, spiega il presidente di Confimprese, ma un contesto complesso: chi denuncia rischia l'isolamento sociale ed economico, incontrando difficoltà immediate con banche, fornitori e clienti. Per questo Felice chiede un salto di qualità: un sistema di incentivi e tutele reali che salvaguardi la stabilità dell'impresa fin dalla prima richiesta estorsiva. Il suo è un appello alla coesione rivolto a imprenditori, forze dell'ordine e associazioni di categoria. Fare fronte comune contro i nuovi inviati del racket è l'unico modo per garantire alle aziende palermitane un futuro davvero libero e sicuro.