Iran e basi Usa in Europa: quanto è reale il rischio per Sigonella e il Muos

Le indiscrezioni sulle possibili ritorsioni di Teheran riaccendono l’attenzione sulla Sicilia. Crosetto invita alla prudenza: la minaccia esiste, ma va letta senza alimentare scenari non verificati

A cura di Paolo Buda Paolo Buda
21 agosto 2026 15:00
Iran e basi Usa in Europa: quanto è reale il rischio per Sigonella e il Muos - Us Navy
Us Navy
Condividi

SICILIA – Quanto è concreta la minaccia iraniana contro le basi americane in Europa e quanto può riguardare la Sicilia?

Le indiscrezioni del Financial Times hanno riportato il tema al centro dell’attenzione internazionale. Secondo fonti iraniane citate dal quotidiano britannico, Teheran starebbe valutando possibili attacchi contro infrastrutture militari statunitensi in Europa qualora Washington decidesse di intensificare il conflitto. Tra gli obiettivi indicati figurerebbero soprattutto basi in Bulgaria e a Cipro.

Nella lista non compaiono Sigonella né il Muos di Niscemi, ma entrambe le strutture hanno un valore strategico evidente: la prima come nodo aeronavale e logistico americano nel Mediterraneo, la seconda come componente della rete satellitare militare Usa.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scelto una linea di estrema cautela. Commentando le indiscrezioni, ha osservato che «nulla è precluso», ma ha anche invitato a non offrire «idee e spunti» costruendo scenari ipotetici. È una posizione che merita attenzione: riconoscere che il rischio non può essere escluso non significa trasformarlo automaticamente in una minaccia imminente per l’Italia.

La prudenza del ministro poggia anche su un altro elemento: una strategia iraniana potrebbe puntare non soltanto a colpire militarmente, ma anche a generare paura, instabilità e pressione politica nei Paesi europei, allargando psicologicamente il perimetro del conflitto. In questa prospettiva, amplificare scenari non confermati rischierebbe di produrre proprio uno degli effetti ricercati da Teheran.

RaiNews

Sul piano tecnico, la minaccia resta comunque da valutare seriamente. Per anni l’arsenale iraniano è stato considerato efficace soprattutto entro i 2.000 chilometri. Ma i lanci del marzo 2026 verso la base di Diego Garcia hanno mostrato che Teheran sta sperimentando capacità a raggio maggiore. Questo non equivale però a una capacità certa e affidabile di colpire con precisione Sigonella o Niscemi.

Anche l’ex capo di Stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini considera poco probabile, allo stato attuale, un attacco missilistico diretto contro l’Italia. Il rischio più concreto potrebbe arrivare invece da droni lanciati a distanza ravvicinata, sabotaggi, cyberattacchi o azioni di gruppi legati a Teheran.

È quindi qui che si trova il punto di equilibrio: Sigonella e il Muos sono infrastrutture strategiche e, in uno scenario di forte escalation, non possono essere considerate irrilevanti. Ma oggi non esistono elementi pubblici che consentano di parlare di un attacco imminente contro la Sicilia.

La linea di Crosetto resta, per questo, la più aderente ai fatti disponibili: tenere alta l’attenzione, senza trasformare una possibilità strategica in una certezza operativa.

Segui La Gazzetta del Calatino