Concetta Raia: "Gli incendi in Sicilia non sono più un’emergenza"

"Gli incendi in Sicilia non sono più un’emergenza, ma una costante ed è per questo che la politica deve cambiare metodo nel governo del territorio"

A cura di Salvo Cona Salvo Cona
02 agosto 2026 21:22
Concetta Raia: "Gli incendi in Sicilia non sono più un’emergenza" -
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Concetta Raia (Dirigente PD Sicilia e già parlamentare siciliano) dice la sua sulla questione incendi in Sicilia, esprimendo le proprie considerazioni e le proprie valutazioni, auspicando nel contempo "una svolta nel governo regionale per una maggiore attenzione la prevenzione nella riforma forestale e tutto quello che è tutela del territorio."
<<Oggi desidero affrontare un argomento importante che ha suscitato in tanti di noi e continua a suscitare indignazione, rabbia , preoccupazione e anche dolore, visto che molti uomini perdono la vita mentre svolgono il proprio dovere , come il vigile del fuoco e il lavoratore forestale stremato dalla fatica. Gli incendi di questi giorni stanno provocando la distruzione del nostro patrimonio ambientale e boschivo, nonché la morte di centinaia di animali di allevamento e di fauna bruciati e carbonizzati dagli incendi di queste settimane. La Sicilia , qualcuno forse la vuole in trasformare in un luogo sempre più arido e desolato?
Sì perché quando gli incendi sono ricorrenti il suolo si impoverisce la vegetazione fatica a ricrescere e alcune aree possono effettivamente Avvicinarsi a processi di desertificazione.
Per questo la frequenza degli incendi deve rappresentare una delle sfide ambientali più serie Per il futuro dell’isola.
E se il governo Schifani, continua a non lo volerlo capire, ci sono già in queste ore iniziative di raccolta firme, manifestazioni a Palermo, audizioni in commissione ambiente , perché la gente è stanca della inerzia del governo , e si vuole provocare una scossa alla indifferenza istituzionale su un tema così importante.
Gli incendi in Sicilia non sono più un’emergenza, ma una costante ed è per questo che la politica deve cambiare metodo nel governo del territorio, deve cambiare l’organizzazione, deve cambiare passo, deve investire più risorse in termini innovativi e tecnologici. Ogni estate la Sicilia brucia. Ogni estate assistiamo alle stesse immagini: montagne in fiamme, boschi distrutti, macchia mediterranea cancellata , aziende agricole devastate, allevamenti cancellati, famiglie costrette ad abbandonare le proprie case. E ogni estate sentiamo ripetere la stessa parola: emergenza. Ma questa non è più un’emergenza. Un’emergenza è qualcosa di imprevedibile. Qui, invece, siamo davanti a una crisi strutturale che si ripete con impressionante puntualità. Quando un fenomeno si ripresenta ogni anno, significa che non è più un evento eccezionale. Significa che il sistema della prevenzione non è stato capace di evolversi, non ha funzionato.
La Sicilia sta pagando un prezzo enorme. Non perdiamo soltanto alberi. Perdiamo biodiversità. Perdiamo produzioni agricole. Perdiamo aziende. Perdiamo allevamenti. Perdiamo economia. Perdiamo il presidio delle aree interne. E perdiamo, anno dopo anno, un pezzo del nostro patrimonio ambientale che difficilmente potrà essere ricostruito.
È arrivato il momento di dire con chiarezza che gli incendi non si combattono soltanto con i Canadair. I Canadair servono quando il fuoco è già fuori controllo. La vera battaglia si vince molto prima. Si vince con la prevenzione. Ed è proprio sulla prevenzione che bisogna cambiare radicalmente passo.
Innanzitutto desidero rivolgere un sincero ringraziamento a tutti coloro che in questi giorni stanno difendendo la Sicilia. Ai Vigili del Fuoco. Al Corpo Forestale. Ai lavoratori forestali. Alla protezione civile. Ai volontari. Alle amministrazioni locali. Sono donne e uomini che operano senza sosta, spesso in condizioni proibitive, mettendo a rischio la propria sicurezza e incolumità per proteggere quella degli altri. Ma proprio perché conosciamo il valore del loro lavoro dobbiamo evitare di lasciarli soli. Non possiamo continuare ad affidarci soltanto al loro coraggio. Serve un sistema più forte. Serve un sistema più moderno.
Oggi la prevenzione non può essere quella di venti o trent’anni fa. È vero che solo il clima rovente non provoca incendi, ma non vi è dubbio che ne determina la velocità di sviluppo e la difficoltà di spegnimento. Ma è sempre più evidente che si tratta di incendi dolosi , di maledetti piromani che appiccano il fuoco da più punti è come se ci fosse una organizzazione malata e malavitosa dietro tutto questo. Ma è anche vero che la siccità prolungata e le ondate di calore sempre più intense , i venti caldissimi, rendono il territorio estremamente vulnerabile e quindi la prevenzione e la manutenzione del territorio deve essere una priorità per il governo regionale. Il clima è cambiato. Il territorio è cambiato. Anche gli strumenti devono cambiare. La tecnologia non è più un’opzione. È una necessità. Droni. Telecamere intelligenti. Sistemi satellitari. Sensori. Monitoraggio digitale. Intelligenza artificiale per individuare le aree a maggiore rischio. Tutto questo deve entrare stabilmente nella pianificazione antincendio.
Ma attenzione. La tecnologia non sostituisce la presenza dell’uomo. La integra. Perché il vero nodo è il controllo del territorio. Un territorio come quello siciliano non può essere sorvegliato soltanto quando scoppia un incendio. Deve essere presidiato ogni giorno. Ecco perché ritengo che il sistema antincendio debba evolversi. Le squadre antincendio devono continuare a svolgere il loro compito fondamentale di spegnimento. Ma accanto a queste occorre costruire un sistema permanente di pattugliamento delle aree boschive più sensibili. Squadre di lavoratori forestali coordinate dalle sale radio provinciali, con aree assegnate quotidianamente, turni organizzati di sei o otto ore e una copertura continua durante tutto il periodo di massimo rischio. Non si tratta di fare attività di polizia. Non si tratta di avere personale armato. Si tratta di avere occhi sul territorio. Perché un principio d’incendio individuato nei primi minuti può essere spento con pochi uomini. Lo stesso incendio, scoperto mezz’ora dopo, può distruggere centinaia di ettari. C’è poi un patrimonio che non possiamo permetterci di disperdere. Parlo dell’esperienza dei lavoratori forestali più anziani. Molti di loro, dopo le visite mediche, presentano limitazioni che non consentono più il lavoro operativo più pesante. Ma questo non significa che non siano più una risorsa. Anzi. Conoscono ogni bosco. Ogni pista forestale. Ogni vallone. Ogni punto critico. Quell’esperienza può diventare il cuore della prevenzione. Possono coordinare i pattugliamenti. Sorvegliare il territorio. Formare i giovani. Trasmettere competenze che nessun corso può insegnare. Accanto a loro serve il ricambio generazionale. Ma serve soprattutto la stabilizzazione dei lavoratori forestali. La Sicilia non può affrontare le prossime estati con un sistema che ha un’età media vicina ai sessant’anni. Servono nuove assunzioni. Servono giovani formati. Nuovi operatori AIB. Nuovi autisti. Nuovi capisquadra. Il passaggio di consegne deve iniziare oggi. Tra qualche anno potrebbe essere troppo tardi. Negli ultimi dieci anni abbiamo perso anche importanti presìdi di avvistamento. Molte vedette strategiche sono state chiuse. Mancava il personale. Oggi quasi nessuno vuole più fare il vedettista. È comprensibile. Ma il problema resta. Quei punti di osservazione erano fondamentali. Forse non vanno riproposti come erano trent’anni fa. Forse vanno ripensati. Integrati con droni, telecamere e sistemi di monitoraggio. Ma il principio resta lo stesso. Il territorio deve essere osservato prima che il fuoco diventi incontrollabile.
Esiste poi una questione organizzativa che non possiamo ignorare. L’attuale articolazione degli orari di lavoro sta creando difficoltà crescenti. Sempre più lavoratori chiedono di lasciare il servizio antincendio per essere assegnati alle aziende. Questo significa svuotare progressivamente proprio il contingente che ogni estate è chiamato a difendere il patrimonio boschivo siciliano. È un problema che va affrontato subito. Così come va affrontato il tema degli organici. Oggi i lavoratori forestali sono circa 12 mila impegnati non per tutto l’anno ma per alcuni mesi. Ma quelli realmente utilizzabili nel servizio antincendio sono poco più di cinquemila. Troppo pochi. L’età media è elevata. Servono nuove energie. Servono nuove professionalità.
Anche sul fronte dei mezzi restano ritardi che non possono essere ignorati. Sono stati consegnati alcuni fuoristrada. Ma si attendono ancora autobotti e pick-up già programmati. Quando si parla di incendi, il tempo è tutto. Ogni ritardo pesa. Ogni mezzo che manca può fare la differenza. In queste ore cittadini, volontari, associazioni e organizzazioni sindacali sono scesi in piazza a Palermo. Non chiedono l’impossibile. Chiedono prevenzione. Controlli. Manutenzione del territorio. Più personale. Più mezzi. Più tecnologia. Una vera riforma del sistema forestale. È una richiesta che dovrebbe appartenere a tutti. Perché quando brucia un bosco non perde una categoria. Perde tutta la Sicilia. Il Governo regionale ha stanziato venticinque milioni di euro per sostenere le imprese agricole colpite dagli incendi e rafforzare le attività della Protezione Civile. È un intervento necessario, certamente. Ma non può essere l’unica risposta. Risarcire i danni è doveroso. Impedire che quei danni si ripetano è ancora più importante. Ed è proprio qui che manca una visione. Non si parla ancora di un piano strutturale di prevenzione. Non si parla di una riorganizzazione del personale forestale. Non si parla di un grande progetto di controllo permanente del territorio. Non si parla di una strategia che metta insieme tecnologia, formazione, manutenzione e ricambio generazionale. Ed è questo il punto. La Sicilia non ha bisogno di affrontare meglio la prossima emergenza. Ha bisogno di fare in modo che la prossima emergenza non ci sia. La prevenzione non produce titoli sui giornali. Ma salva boschi. Salva aziende. Salva vite. Salva risorse pubbliche. Per questo la riforma del sistema forestale non riguarda soltanto i lavoratori del settore. Riguarda ogni cittadino siciliano. Perché un territorio abbandonato è un territorio destinato a bruciare. Un territorio curato, presidiato e governato è un territorio più sicuro. Ed è questa la Sicilia che abbiamo il dovere di costruire. Purtroppo però dobbiamo partire dalla realtà, e la realtà è quella dell’abbandono delle campagne da parte di tanti agricoltori. La terra non produce più reddito come un tempo. I costi di produzione continuano ad aumentare mentre i guadagni diminuiscono fino a rendere impossibile andare avanti. L'abbandono delle terre significa anche la scomparsa di quel presidio umano che per decenni ha rappresentato la prima e più efficace forma di tutela del territorio. Dove non ci sono persone che coltivano curano e vivono la campagna il rischio di degrado e di incendi cresce inevitabilmente. Anche su questo serve una visione politica. Non possiamo pensare che la soluzione per lo sviluppo della Sicilia sia cedere terreni agricoli produttivi alle multinazionali del fotovoltaico. Lo sviluppo passa dalla valorizzazione dell'agricoltura dalla tutela del territorio e dal sostegno a chi ogni giorno sceglie di restare lavorare e custodire questa terra. Spero che il movimento di questi giorni, gli appelli, le denunce producano una svolta nel governo regionale per una maggiore attenzione la prevenzione nella riforma forestale e tutto quello che è tutela del territorio.>>

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