Palagonia: “Simone Vive” un memorial per chiedere giustizia
Intervista a Concetta Minauda, mamma di Simone ucciso da un’auto nel 2024: “No a sconti di pena, Simone non ha avuto scampo"
Si è tenuto il 15 luglio a Palagonia il memorial dedicato a Simone, il giovane ucciso da un’auto nel 2024. Una giornata che, per il secondo anno, ha richiamato bambini, famiglie e realtà del territorio unite da un unico obiettivo: trasformare il dolore in memoria e prevenzione. A raccontarlo è la mamma di Simone, Concetta Minauda, che insieme al marito Nando Lagona ha fondato l’associazione “Simone Vive” che porta avanti oggi l’impegno per la sicurezza stradale: “Questo dolore, che è troppo grande, deve in qualche modo essere veicolato. Abbiamo pensato che l'unico modo potesse essere quello di provare a fare qualcosa. E se riusciamo anche a salvare un solo bambino, a educarlo alle regole della sicurezza stradale, allora siamo già nella direzione giusta”. L'iniziativa del memorial, spiega Minauda, è nata dall’idea di alcune persone vicine: il cognato di Concetta, il suo avvocato Carmelo Coco e l’allenatore di Simone, Fabio Compagnini. Furono proprio loro, l’estate scorsa, ad annunciare che si sarebbe tenuto un memorial in ricordo del ragazzo, dando il via a una mobilitazione che ha coinvolto centinaia di persone. In merito, quest'anno il memorial si è ingigantito. Accanto alle realtà già presenti lo scorso anno se ne sono aggiunte molte altre, comprese attività tra loro concorrenti che, come sottolinea Minauda, “hanno messo da parte quello che è la concorrenza, il lavoro, e si sono unite nel nome di Simone e delle vittime della strada”. Perché, precisa, il memorial di quest'anno è stato dedicato non solo a Simone ma a tutte le vittime della strada, “perché bisogna ricordare tutti”. Al centro della giornata un torneo di calcio pensato apposta perché non ci siano sconfitti: tutti i bambini partecipanti, oltre un centinaio, vincono e vengono premiati. In parallelo anche un vero e proprio percorso di educazione stradale, con una “scuola guida” animata prima da una ludoteca e poi dagli animatori delle parrocchie, e il percorso “Giocando si impara”, con macchinine e biciclette a disposizione dei più piccoli per far pratica delle regole apprese. Concetta Minauda non usa mezzi termini: “Le leggi ci sarebbero, perché le pene sono previste. Ma poi ci sono le attenuanti, gli sconti per la scelta del rito, e va a finire che anche se è prevista una condanna di 12 anni per quel tipo di reato, in realtà non viene mai applicata. Quando addirittura, molte volte, non si va nemmeno in carcere, perché sotto i 4 anni non si va in carcere”. Inoltre i genitori di Simone portano avanti da mesi, insieme ad altre famiglie di vittime della strada, una battaglia per mettere in sicurezza la SS 385, teatro di numerosi incidenti mortali. Dopo un incontro a settembre con il Comune di Palagonia, la donna ha avviato contatti diretti con l’Anas, e indica nell'installazione di autovelox una delle soluzioni più concrete per abbassare la velocità lungo i tanti rettilinei della strada. Secondo quanto ci racconta, alcuni progetti potrebbero concretizzarsi entro un anno, un anno e mezzo. La donna sottolinea però un nodo di competenze territoriali: il Comune di Palagonia ha giurisdizione su un tratto limitato della 385, mentre la parte più estesa ricade nei territori di Mineo e di Lentini. Da qui il suo appello affinché sollecitino gli enti competenti ad accelerare gli interventi.
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