Mineo: conti bloccati e stipendi al palo, è scontro totale
Contestazione tra Comune e Tesoreria per un pignoramento: dipendenti senza paga da due mesi e servizi a rischio in attesa del giudice
Di SALVO STUTO
La delibera era stata adottata il 28 novembre 2025. Sette pagine firmate digitalmente, con nomi, cifre e basi giuridiche. La giunta comunale di Mineo aveva fatto quello che la legge prescrive: aveva quantificato, voce per voce, le somme impignorabili per il primo semestre 2026. Retribuzioni al personale: 1.232.280,42 euro. Rate di mutui: 164.681,92 euro. Servizi indispensabili — dalla scuola all’acquedotto, dalla polizia locale alla nettezza urbana: 1.388.537,94 euro. Un totale di 2.785.500,28 euro che, per legge, nessun creditore può toccare. Inoltre, “nel momento in cui è stato fatto il pignoramento l’Ente era in procedura di piano di riequilibrio, la quale prevede l’impignorabilità dei conti e non permette nessun tipo di azione esecutoria nei confronti del Comune”, spiega l’assessore al Bilancio, Manuel Alessandro. Eppure quei soldi sono stati bloccati. Tutto nasce da una sentenza. Un creditore del Comune — la cui identità non è stata resa pubblica — ha ottenuto ragione in giudizio e ha proceduto al pignoramento del conto di tesoreria. È un diritto che la legge riconosce. “Ma – come racconta l’assessore al Bilancio, Alessandro – per un addetto ai lavori, per chi opera nel diritto amministrativo sa che un pignoramento contro un ente locale è, per sua natura, un’azione temeraria”: le somme destinate a stipendi, mutui e servizi essenziali sono per legge impignorabili, ai sensi dell’articolo 159 del Testo Unico degli Enti Locali. L’opposizione è stata immediatamente depositata dal Comune. Ora si attende che un giudice si pronunci — e il giudice ha fino a sessanta giorni per farlo: probabilmente intorno ai primi di maggio. Nel frattempo, però, l’istituto bancario— tesoriere dell’ente — ha congelato l’intero conto. Non solo le somme eventualmente aggredibili. Tutto. “Se è necessario individuare una responsabilità, questa va ricondotta alla tesoreria comunale, presso la Banca Agricola Popolare di Sicilia, che a fronte delle richieste di sblocco delle somme impignorabili avanzate dal Comune non ha fornito riscontri adeguati, né supportati da puntuali argomentazioni e riferimenti normativi”, spiega l’assessore Alessandro. In un piccolo comune siciliano, quella dei “conti bloccati” non è una formula burocratica. È una catena di conseguenze che si ripercuote su ogni angolo della vita pubblica. Gli stipendi dei dipendenti comunali, ad esempio, non sono stati pagati. Le bollette del gas e dell’energia elettrica — quelle della scuola, dell’asilo nido, degli uffici — non possono essere saldate. E se è vero che per gli enti pubblici esiste una clausola di salvaguardia che impedisce il distacco immediato delle utenze è anche vero che ad ogni kilowatt non pagato corrisponde un accumulo di debito che fa lievitare i costi, non proprio il massimo per un comune che si prepara al dissesto finanziario. I fornitori che attendono i pagamenti per lavori già eseguiti rischiano di ricorrere a decreti ingiuntivi. I cantieri aperti sul territorio non possono ricevere i pagamenti degli stati avanzamento lavori. “Se non si sblocca quanto prima”, dice l’assessore Alessandro, “un intero paese rischia di fermarsi”. Pur ribadendo la priorità di sbloccare la tesoreria per garantire stipendi, mutui e servizi, esprime “forte preoccupazione” per un rischio che va oltre l’immediato: il blocco, dice, potrebbe produrre ritardi nella predisposizione dei documenti contabili proprio “in una fase estremamente delicata quale quella del dissesto finanziario”. E richiama l’attenzione su un altro fronte aperto: il percorso di stabilizzazione del personale ASU, che richiede “certezza amministrativa e prontezza dei documenti contabili”. Sono parole che fotografano un ente già sotto pressione, colpito da un evento che — nelle more di una pronuncia giudiziaria — non riesce a risolvere da solo. Le domande che rimangono sospese sono le seguenti: chi sono i responsabili? Il creditore che ha esercitato un diritto? Il Comune che ha rispettato la procedura? Il giudice che non si è ancora pronunciato? La banca? La direttrice della filiale di Mineo della Banca Agricola Popolare di Sicilia, contattata telefonicamente, ha dichiarato di non essere a conoscenza della questione, precisando che ‘se ne è occupato l'ufficio di sede centrale’. Ha aggiunto che non le risulta ‘una responsabilità di questo genere’ e ha assicurato che avrebbe richiesto informazioni per fornire una risposta ufficiale dell'istituto. Al momento della pubblicazione, tale risposta non è pervenuta. Qualora dovesse arrivare, verrà prontamente pubblicata.
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