L’Assemblea Regionale Siciliana boccia un finanziamento al Comune di Caltagirone

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aula dell'ARS durante i lavori notturni

Bocciato un comma alla legge di stabilità della Regione Siciliana che assegnava un milione di euro ai comuni di Caltagirone e Monreale.

In questi giorni dopo la Befana, ho deciso di seguire i lavori dell’Assemblea Regionale Siciliana, il Parlamento più antico d’Europa, che da novembre discute sulla legge di stabilità 2024-2026 della Regione Siciliana. Le battute finali sono le più interessanti e concitate perchè, tra colpi di scena e urla isteriche, tra i corridoi di Palazzo dei Normanni e l’aula parlamentare, viene approvato il testo con i voti della maggioranza (a volte anche con quelli dell’opposizione). Come sempre avviene, e non si sa perché, queste discussioni avvengono sempre al calar delle tenebre e si protraggono per tutta la notte. La notte tra l’otto e il nove di gennaio la città di Caltagirone (e anche per quella di Monreale) ha visto sfumare la possibilità di vedersi assegnare “1.000 migliaia di euro” attingendo all’addizionale regionale all’Irpef.

In parole semplici, le risorse destinate alla Regione Siciliana dalle tasse pagate in dichiarazione dei redditi. Si tratta di entrate per oltre 1 miliardo di euro nel 2023.

Riassumendo, il Governo siciliano aveva previsto nel testo della legge di stabilità un comma all’articolo 2 che, pur non citando direttamente i due comuni siciliani di Caltagirone e Monreale, ne aveva indirettamente definito i tratti in maniera precisa: “è destinata la somma di 1.000 migliaia di euro ai comuni con una superficie territoriale superiore ai 300 chilometri quadrati e con una popolazione superiore ai 30.000 abitanti, che non siano capoluogo di Città metropolitana o di libero Consorzio comunale, al fine di fare fronte alla gestione del territorio, da ripartirsi in base alla popolazione residente”. E quali sono i comuni in Sicilia che rispondono a queste caratteristiche? Proprio Monreale e Caltagirone.

La “malapigghiata” si era già intuita allorché furono presentati degli emendamenti soppressivi, ovvero proposte di cancellare dal testo questo passaggio, da parte dell’Onorevole piddino Catanzaro e a seguire dagli altri gruppi parlamentari di opposizione, ovvero Movimento 5 Stelle con la prima

On. Michele Catanzaro

firma dell’On. De Luca e Sud Chiama Nord con la prima firma dell’on “Cateno De Luca.

Intervenendo in aula, tra le tre e le quattro del mattino di giorno nove gennaio, l’onorevole Campo del Movimento 5 Stelle si è espressa durante la discussione del progetto di legge in merito a questo comma in questi termini: “Sembra di cucire a livello sartoriale un vestito su misura per uno o al massimo due comuni della Sicilia”.

On.Stefania Campo Foto dai lavor d’aula all’ARS

Nessuno è intervenuto a sostegno della previsione di spesa a favore dei due comuni e al danno delle critiche si aggiunge la beffa del voto segreto. Perché l’onorevole Catanzaro, chiedendo il voto segreto su questo emendamento, sostenuto da qualche altro collega in aula, ha favorito l’azione di cancellare la norma senza metterci la faccia da parte dei sostenitori di maggioranza avversi. Emendamento approvato con 35 voti favorevoli e 28 contrari e addio a un milione di euro!

Eppure la stessa Campo aveva proposto una soluzione che permetteva, quanto meno, di provare a mantenere in vita questa norma. Secondo l’onorevole pentastellata, bastava spostare il testo da dove era stato inserito al maxiemendamento finale dove normalmente vengono inseriti tutti i contributi a pioggia per farlo diventare più “digeribile all’assemblea” (quest’ultimo pensiero è ovviamente il mio) e dove, come in un “assalto alla dirigenza” dei migliori film di Sergio Leone, ci si spartisce il bottino.

Purtroppo, ancora una volta Caltagirone paga sul proprio conto l’onere di faide politiche su ogni fronte, dove gli amici non si ricordano e i nemici godono, o viceversa.