Caltagirone, 14/01/2012 -
Come è noto, alcuni mesi addietro, offrii al mio partito, il Partito Democratico, la disponibilità a partecipare alle “Primarie per la scelta del candidato Sindaco”. Lo feci nella consapevolezza di poter vincere o di poter perdere, convinto comunque che al di là del risultato, avrei concorso a rafforzare il Pd ed unire il centrosinistra. Nonostante avessi chiesto a più riprese che gli iscritti al Pd fossero chiamati a valutare la mia ed altre candidature, ciò non è mai accaduto. Si è arrivati alla “assemblea cittadina” del 17 dicembre” senza che gli iscritti e gli elettori del Pd avessero mai discusso della valenza politica delle candidature e della proposta che le stesse intendevano formulare alla città. Registravo invece, che con metodica precisione in luoghi diversi dalle sedi proprie, molti dirigenti del “mio” partito lavoravano per rappresentare Alessandra Foti (persona alla quale mi lega stima e amicizia) come il candidato del Pd, realizzando, di fatto, una delegittimazione della mia candidatura relegandola ad un ruolo assolutamente marginale. A riprova di ciò, ad appena 48 ore dalla conclusione della assemblea del 17 dicembre scorso, sui muri della città compariva un manifesto sottoscritto da un centinaio di persone a sostegno della Foti, tra le quali spiccavano le firme di quasi tutto il gruppo dirigente del Pd. È dunque apparso chiaro a tutti come quella della Foti fosse una scelta chiara e preordinata assunta dal gruppo dirigente del Pd. Le primarie hanno pertanto assunto all’interno del Pd un carattere del tutto diverso da quello immaginato, trasformando uno strumento di reale democrazia in pretesto attraverso il quale legittimare una scelta già compiuta. Di fronte alla scelta del Pd di fare di Alessandra Foti “Il candidato Sindaco”, e di fronte alla delegittimazione compiuta ai miei danni, comunicavo al “mio” partito l’indisponibilità a partecipare alle primarie. Allo stesso tempo chiedevo, che nell’interesse del centrosinistra, per rimediare alla conflittualità determinatasi, venisse avviata una riflessione in grado di restituire serenità e unità alla coalizione. Nonostante gli sforzi compiuti dal segretario del Pd nulla è accaduto. Avrei potuto decidere di partecipare alle primarie comunque ed avrei mantenuto intatte le probabilità di vincerle, ma il prezzo che avremmo pagato sarebbe stato un Pd ancor più lacerato e un centrosinistra ancor più debole. Ho deciso di non farlo. Ho deciso di fare un passo indietro senza chiedere nulla in cambio. La mia dignità, la lealtà e la fierezza dei miei comportamenti valgono più di qualunque legittima aspirazione politica. Faccio un passo indietro. Mantengo inalterata la critica al Partito Democratico. Esprimo dissenso verso chi aveva il dovere istituzionale e politico, di porre in essere atti “inclusivi” che favorissero l’aggregazione del centrosinistra. Attribuisco a chi oggi gestisce il governo della città la principale responsabilità politica della condizione in cui versa oggi il centrosinistra a Caltagirone. Abbiamo il dovere di compiere “atti inclusivi” nel rispetto delle idee di coloro che a vario titolo concorrono a dare vita al Pd e al centrosinistra. La scelta di Mimmo Palazzo di mantenere il doppio incarico è una scelta sbagliata che va nella direzione della esclusione di alcuni e non verso l’inclusione che ho sempre auspicato. Non mi candido a Sindaco ma continuerò a battermi dentro e fuori il Pd, affinché il centrosinistra, che per la prima volta in venti anni sconta divisioni e contrapposizioni, ritrovi unità di intenti ed una rinnovata progettualità politica.
Fabio Roccuzzo