15/01/2010 - In questi giorni i titolari di numerose attività commerciali ed artigianali stanno ricevendo da parte dell’Inpa, impresa concessionaria dell’Imposta sulla pubblicità Comune di Caltagirone, le cartelle relative all’imposta per l’anno 2009 maggiorate con pesanti sanzioni ed interessi.
In base alle cartelle emesse dalla società concessionaria le imprese avrebbero dovuto versare tale imposta nel 2009, ma in realtà tale imposta non sempre è dovuta. La legge 507 del 1993 stabilì infatti che le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l'attività cui si riferiscono e di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati, sono esenti dall’imposta.
Tale norma, pur avendo subito alcune piccole variazioni, è tuttora in vigore; pertanto, se esistono tali esenzioni, come è possibile allora che tanti commercianti e titolari di attività abbiano erroneamente omesso di pagare un tributo dovuto? Vi è stata una effettiva omissione di un tributo dovuto oppure la società concessionaria ha erroneamente interpretato la norma sulle esenzioni ed abbia inviato delle cartelle per somme non dovute?
Se la norma è scritta con parole semplici ed in perfetto italiano, bisogna fare chiarezza e capire cosa si intende per insegne di esercizio, e capire quali sono gli elementi che costituiscono tale misterioso oggetto: insegne luminose, non luminose, con la scritta, con il marchio, sulla facciata o sulla vetrina, o distaccate da esse. Tutte insegne sono, ma sono insegne di esercizio?
Le insegne di esercizio, così come definite dal regolamento del codice della strada, dal codice civile e come affermato in dottrina ed in giurisprudenza sono costituite dalla scritta in caratteri alfanumerici, completata eventualmente da simboli o da marchi, realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura, installata nella sede dell'attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa.
Può essere luminosa sia per luce propria che per luce indiretta. Esse contengono un messaggio, che contraddistingue il locale nel quale si esercita un'attività commerciale o un'attività diretta alla produzione di beni o servizi, e possono essere esposte presso la sede dove si svolge un'attività imprenditoriale, non necessariamente sulle vetrine o sulle porte di ingresso. Ne consegue che le insegne di esercizio possono contenere i marchi dei prodotti posti in vendita, e solo nel caso in cui i marchi siano pubblicizzati con un mezzo pubblicitario distinto in aggiunta all’insegna dell’esercizio quest’ultimo mezzo è soggetto all’imposta sulla pubblicità.
Traendo le conclusioni sono esenti tutte le insegne fino a 5 mq, anche se contengono marchi di prodotti di rilevanza nazionale a completamento dell’insegna stessa. Mentre vanno tassate per l’intera superficie le insegne superiori a 5 mq. Occorre infine precisare che la normativa attribuisce ai Comuni la facoltà di esentare dal pagamento anche le insegne di superficie superiore ai 5 mq, ma allora perché non risolvere il problema alla fonte esentando anche le insegne superiori a 5 mq? In fondo sarebbe un piccolo aiuto per le imprese della nostra città in un momento di crisi come quello attuale.