Contestato il il Festival delle Famiglie dagli attivisti di Non Una di Meno



"Chiamarlo specchietto per allodole è persino eccessivamente generoso: in una città al collasso, dove lo sfruttamento e la precarietà falciano qualsiasi possibilità di costruirsi un futuro e la mancanza di servizi sociali e per l'infanzia costringe le donne a farsi carico totalmente del lavoro aggiuntivo e gratuito di cura e accudimento di bambini, anziani e persone con disabilità, questi signori trovano il tempo e i soldi per organizzare passerelle istituzionali continuando a ignorare del tutto i problemi che affrontiamo quotidianamente". Questa la dichiarazione delle attiviste di Non Una di Meno Catania che contestano il Festival e "la partecipazione di quei rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali che negli anni, si sono fatti promotori del DDL Pillon, continuano ad attaccare l’autodeterminazione delle donne di abortire, hanno tagliato la spesa sociale dedicata ai servizi alla persona, trasformato gli asili nido in un privilegio per pochi e monetizzato l'accesso a diritti essenziali come quello alla salute, alla casa e all'istruzione e continuano a voler imporre un modello di famiglia normativa e patriarcale". "Contestiamo il Festival - continuano - "e la presenza alle tavole di dibattito di diverse istituzioni ecclesiastiche, tra cui l'Opus Dei, da sempre impegnate a reprimere la libertà sessuale delle donne e delle soggettività non conformi alla norma eterosessuale, e a svolgere un ruolo ingerente nella politica e nella gestione degli ospedali dove la presenza onnipervasiva di obiettori cattolici impedisce materialmente alle donne di avere accesso a un aborto libero, gratuito e sicuro, mettendo a rischio la nostra stessa vita: in Sicilia 9 ginecologi ospedalieri su 10 sono obiettori di coscienza".