Caltagirone, referendum del 20 e 21 settembre: le spiegazioni del Comitato per il NO



Una lunga lettera (che riportiamo integralmente) che spiega le ragione del "No" al referendum sul taglio dei parlamentari, a firma di Filippo Cultrona - Comitato per il NO, è stata ricevuta dalla nostra redazione.
 

"La riduzione dei parlamentari è stata approvata con legge costituzionale dal parlamento  con i voti della maggioranza che fa riferimento al Governo, senza raggiungere la maggioranza qualificata dei 2/3 dei componenti di ciascuna camera che avrebbe evitato di ricorrere al referendum del 20 e 21 settembre 2020.

I padri fondatori della nostra Carta costituzionale avevano infatti previsto tale maggioranza qualificata con il voto favorevole  della quasi totalità del parlamentari di tutti gli schieramenti politici e con il doppio passaggio nelle due camere, per modificare le norme della Costituzione,  onde evitare che una maggioranza di governo di volta in volta presente  nel Parlamento, potesse modificare le norme della Costituzione ai fini politici della stessa maggioranza, dando più potere al Governo.

La riduzione dei parlamentari era uno dei punti qualificanti del progetto politico del movimento 5 stelle e successivamente con il Governo Conte due ( 5stelle e PD) anche il PD pur di governare ha  accettato e condiviso tale scelta, nonostante le resistenze all'interno del partito. La riduzione così drastica dei parlamentari ( da  630 a 400 per la camera di deputati e da 315 a 200 per il senato, rappresenta un attacco ed una sforbiciata al sistema parlamentare che secondo la nostra costituzione rappresenta la sovranità popolare, mentre per i grillini rappresenta una casta da combattere  ed eliminare, in quanto movimento populista  e antisistema, senza considerare che i  parlamentari eletti sono l'espressione del popolo e  dei territori ove sono stati eletti.

Il funzionamento del Parlamento come abbiamo visto negli ultimi 25 anni  non dipende dal numero dei parlamentari ma dalla qualità degli eletti che sono quelli indicati da i partiti  o meglio dalla direzione  dei partiti nelle liste elettorali con il sistema delle liste bloccate.

L'altro aspetto della loro propaganda politica ossia la riduzione dei costi, è un falso problema che illude i cittadini perché il risparmio è di soli 57 milioni di euro all'anno secondo l'Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, somma che potrebbe essere recuperata ampiamente con i tagli  delle indennità, dei privilegi  e sprechi all’interno dello stesso parlamento  ma anche del Governo 

Anche tanti parlamentari che fanno parte della maggioranza, per questi rischi che corre il parlamentarismo rappresentativo, hanno manifestato apertamente il loro No al Referendum.

Nel PD si sono espressi per il No Castagnetti l’ultimo segretario del PPI, Prodi, Violante, Bindi, Casini e tanti altri, ma anche una piccola fronda  nel movimento 5stelle come la deputata sarda Lapia che ha apertamente dichiarato di votare NO perchè un voto favorevole del SI, potrebbe far scardinare  la democrazia parlamentare.

 Il mal funzionamento del parlamento è dovuto al fatto che la nostra costituzione  prevede che le due camere svolgono gli stessi compiti per l’ approvazione delle leggi mentre  bisognerebbe differenziare i compiti delle due camere. 

Il Senato dovrebbe diventare la camera delle regioni e delle autonomie locali così come aveva previsto allora il Governo Renzi con le modifiche costituzionali del 2016 prevedendo  una riduzione dei senatori a 100 ed un Senato che non fa la stessa cosa della camera bassa ma si occupa  solo di quelle determinate materie  previste.

Tenere in vita un senato che è identico alla camera  non fa altro che allungare i tempi di approvazione delle leggi  e ciò incide sul funzionamento del parlamento. La modifica costituzionale di Renzi e del PD di allora, dava infatti  il potere di fiducia al governo solo alla Camera dei deputati.

Il PD di oggi e del governo Conte, ha cambiato idea ed ha acconsentito ai 5stelle di approvare la modifica della legge costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari senza una nuova legge elettorale e senza il superamento del bicameralismo perfetto, per cui l’eventuale voto favorevole del SI al referendum si rivela un danno per le istituzioni rappresentative e un disprezzo del parlamento ritenuto dai 5stelle una casta e di gente inerte. 

Con la riduzione dei parlamentari molti territori non saranno rappresentati, le piccole regioni avranno soltanto alcuni parlamentari e la mancanza di una legge elettorale con le preferenze, cosa ch’è stata solo promessa, sarebbe un danno per le istituzioni democratiche e per la libertà di voto dei cittadini. 

Per questo bisogna votare NO".